Il Card. Angelo Bagnasco in visita alla Chiesa greco cattolica ucraina (16-20 luglio)

Riportiamo la cronaca scritta per noi da Don Marco Galli, Segretario dell’Arcivescovo, che nei giorni scorsi ha potuto cogliere l’invito a visitare alcuni tra i pi? significativi luoghi di fede in Ucraina, Paese vittima del comunismo

“La memoria della persecuzione ? viva, genera e alimenta il coraggio che ha salvato la fede cattolica in Ucraina in momenti bui e dolorosi”

In occasione della tradizionale festa mariana che si celebra nel santuario ucraino di Zarvanytzia la domenica dopo il 16 luglio, Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo ha ricevuto l’invito da parte di Sua Beatitudine il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kiev e primate della Chiesa Greco- Cattolica Ucraina, a partecipare alle celebrazioni di quest’anno.

L’invito ? maturato anche grazie al lavoro pastorale di Padre Vitaliy Tarasenko, cappellano della comunit? ucraina di rito greco-cattolico presente a Genova e in tutta la Liguria, che aveva auspicato in pi? occasioni come la visita del Cardinale in queste terre fosse il modo migliore per conoscere direttamente la fede e la tradizione di un popolo, quello ucraino, che in questo momento sta vivendo una forte migrazione verso il nostro paese e di cui la nostra stessa Diocesi non ? estranea. Lo stesso Padre Tarasenko ci ha accompagnato in questo viaggio che ha visto come prima tappa l’antica citt? di Lviv, la Leopoli dell’Impero Austroungarico.

Nel primo pomeriggio di venerd? 16 luglio siamo stati accolti all’aeroporto della citt?, da Sua Beatitudine il Cardinal Husar, dal Nunzio in Ucraina, Sua Eccellenza Mons. Ivan Yurgovic e dal rettore dell’Universit? Cattolica Ucraina, Padre Borys Gudzjak. Attraversando la periferia della citt? per visitare il sito di un nuovo complesso dell’Universit? Cattolica che sorger? nei prossimi anni, ci hanno colpito gli enormi palazzi grigi costruiti nel periodo del regime comunista, abitazioni anonime e identiche, pensate come dormitori per le famiglie la cui vita sociale si doveva svolgere all’esterno, divisa fra il luogo di lavoro, la scuola, i circoli culturali e associativi. Proprio per rispondere a questa spersonalizzazione, il nuovo complesso – ci spiegava P. Borys – sar? pensato a misura d’uomo e al centro del campus universitario risieder? una comunit? de L’Arche di Jean Vanier, che ospiter? una quindicina di disabili e il personale, quale segno di un’attenzione all’uomo per troppi anni dimenticata e di insegnamento alle giovani generazioni. Ma il primo impatto con la fede del popolo ucraino lo abbiamo avuto entrando nella piccola chiesa in legno costruita sul margine del nuovo campus e benedetta da Giovanni Paolo II nel suo viaggio apostolico nel 2001. Entrando nella chiesetta ci ha accolto un canto dolcissimo e al tempo stesso struggente intonato da tre ragazzine che si trovavano l? per pregare, al piano superiore della chiesetta e al quale si sono uniti i nostri accompagnatori. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di salutarle e ringraziarle che stavano gi? uscendo, imbarazzate e timide per essere state sorprese da noi strani visitatori.

Dopo una breve visita al Seminario greco-cattolico dell’Eparchia (cos? si chiamano le Diocesi delle comunit? di rito orientale) che ospita al momento circa 200 seminaristi provenienti anche da altre eparchie ucraine, siamo giunti nella sede del metropolita Sua Eccellenza Ihor Vozniak dove abbiamo pernottanto. La mattina del sabato ? stata dedicata all’incontro con la comunit? cattolica latina presente a Leopoli e guidata da Sua Eccellenza Mons. Mieczyslaw Morkzycki con la celebrazione della Santa Messa nella Cattedrale Latina.

A fine mattinata siamo partiti alla volta del Santuario di Zarvanytzia, meta del nostro viaggio, con due soste lungo il tragitto. La prima ? stata sul confine fra l’eparchia di Leopoli e quella di Ternopil, nel cui territorio si trova il santuario di Zarvanytzia, dove il vescovo di Ternopil, Sua Eccellenza Mons. Vasyl Semeniuk, il governatore della regione e una non piccola rappresentanza di fedeli ha accolto Sua Eminenza offrendogli il tradizionale pane avvolto in un asciugamano ricamato a mano, che secondo gli usi, l’ospite bacia e riceve come segno di benvenuto. Un coloratissimo gruppo di bambini nei loro abiti tradizionali e ciascuno con un fiore in mano, ha poi intonato un canto tradizionale e i pi? grandi si sono cimentati in un saluto di benvenuto in lingua italiana. A tutto si aggiungeva il calore e la gioia dei fedeli presenti, gente semplice e accogliente che volevano salutare personalmente uno ad uno tutti gli ospiti: una festa bellissima nella sua semplicit?.

La seconda tappa ? stato il Santuario di Pochaiev una splendida lavra (i complessi monastici delle comunit? orientali, simili ai nostri monasteri ma molto pi? grandi, vere e proprie piccole cittadine) che appartiene alla Chiesa Ortodossa, uno dei santuari pi? importanti di tutta l’Ucraina. Dopo l’accoglienza, inizialmente un po’ diffidente, da parte dell’igumeno (l’abate del monastero) e di un altro monaco, l’atmosfera si ? molto rasserenata e abbiamo potuto contemplare la bellezza di questo santuario, dalle sue tradizionali cupole dorate il cui splendore abbaglia in ogni punto il visitatore che le voglia ammirare, alle splendide icone dell’iconostasi delle chiese e alle anguste tombe dei santi monaci che hanno segnato la storia di quella terra. Infine l’arrivo a Zarvanytzia, dove dopo un momento di riposo ci siamo preparati per partecipare alla parte conclusiva della processione notturna. I sacerdoti del luogo dicono che Zarvanytzia ? una piccola Lourdes, sia per la storia, secondo la quale un monaco nel cuore della notte fu svegliato da un’apparizione della Madonna e nelle vicinanze rinvenne un’icona della Madre di Dio posta sopra una sorgente d’acqua che inizi? a sgorgare proprio in quel momento; sia per la devozione del popolo ucraino che ogni anno viene in pellegrinaggio al Santuario, un afflusso tanto numeroso che si ? dovuto assegnare ad ogni eparchia ucraina un periodo determinato per evitare l’affollamento nei giorni della festa. I nostri accompagnatori narravano come durante il comunismo fossero proibiti i pellegrinaggi al Santuario e fosse stata distrutta la piccola cappellina costruita sulla sorgente dell’apparizione. Ci? nonostante i fedeli arrivavano lo stesso, guidati dai loro sacerdoti e nei boschi vicino al santuario celebravano, nascosti, la S.Messa; nottetempo qualcuno si recava tra le macerie della cappellina, per prendere un po’ dell’acqua che continuava a sgorgare dalla fonte e portarla con s? a casa per i propri cari. Questa fede, nascosta come un virgulto sotto la terra, ? poi rifiorita nel momento in cui il regime comunista ? caduto e l’Ucraina ha ottenuto l’indipendenza tanto desiderata e oggi, dinnanzi ai nostri occhi, si stendeva un tappeto di candele e di lumini che affluivano continuamente ai piedi della statua della Madonna. Qui il diacono, con la sua profonda voce da baritono, intonava le preghiere tradizionali, le litanie, le invocazioni e infine i Vescovi presenti hanno impartito la benedizione.

Ma la gente ? rimasta l?, sulla spianata di fronte al Santuario, in preghiera e il flusso della processione non accennava a ridursi. Durante tutta la notte sono continuate le confessioni, a cui i sacerdoti si dedicavano a turno, le preghiere dentro e fuori il santuario per giungere sino alla solenne celebrazione del mattino della domenica a cui anche il nostro Cardinale ha partecipato insieme ai Vescovi Ucraini. Il pranzo conclusivo ? stata l’occasione per salutare e ringraziare tutti i partecipanti. Ma il nostro viaggio non era terminato e dovevamo partire alla volta di Kiev.

Abbiamo coperto in macchina il tragitto che ci separava dalla capitale e anche se il viaggio ? stato lungo e non tanto confortevole per la condizione delle strade locali, abbiamo avuto modo di ammirare le vedute sconfinate di questo splendido paese: ettari ed ettari di campi coltivati a grano (non a caso l’Ucraina era considerata il granaio della Russia) in un paesaggio dolce, appena ondulato. E infine Kiev. La citt? ci ? apparsa quasi come un miraggio, sospesa sulla sommit? di una verde conca tagliata a met? dall’autostrada che collega l’oriente con l’occidente del paese. Entrando in citt? ci hanno accolto palazzoni enormi, tutti uguali, come quelli di Leopoli, ma questi, ci informava il Nunzio, erano pi? recenti e segnati da un tragico evento: erano stati costruiti per accogliere gli sfollati di Chernobyl che si trova a circa 200 km a nord di Kiev dopo il disastro nucleare del 1986.

Alloggiati in Nunziatura, il giorno seguente, il luned? 19 luglio, abbiamo avuto modo di visitare questa splendida capitale, con le sue chiese di Santa Sofia e di San Michele, la Porta d’Oro – l’ingresso principale alla citt?, e la meravigliosa Perska Lavra con i suoi ramificati cunicoli, vere e proprie grotte nelle quali hanno vissuto per secoli generazioni di monaci. Il marted? 20 era il giorno del rientro e dopo aver salutato Sua Beatitudine il Cardinale Husar, che ha accompagnato il Cardinale per un momento di preghiera sul luogo di un eccidio di militari ucraini durante il regime comunista, siamo giunti all’aeroporto Boryspill di Kiev da cui siamo partiti alla volta dell’Italia, portando nell’anima un ricordo indelebile di un popolo e di una Chiesa giovane e coraggiosa.

Don Marco Galli

il testo integrale dell’omelia del Card. Bagnasco durante la S. Messa celebrata nel santuario nazionale di Zarvanytsia.

Beatitudine Carissima, Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato Autorit? Cari Fratelli e Sorelle nel Signore Con gioia ho accolto l’invito a partecipare a questa solennit? mariana nel santuario nazionale di Zarvanytsia. Ringrazio Sua Beatitudine il Sig. Card. Lubomir Husar, Sua Eccellenza il Nunzio Apostolico e tutti i Vescovi per la loro fraterna accoglienza. Porto il saluto dei Vescovi italiani a questa nobile Terra che ? stata bagnata dal sangue di tanti testimoni della fede. Preghiamo per voi e vi siamo vicini nelle forme possibili, grati per l’esempio che ci date nel vivere e testimoniare la fede e l’ amore a Cristo Ges? e alla Santa Madre Chiesa, che ha nel Successore di Pietro il principio visibile e il fondamento dell’ unit?. In questo tempio di grazia, il nostro pensiero filiale, devoto e riconoscente, va al Santo Padre Benedetto XVI, perch? la grande Madre di Dio lo assista e lo conforti nel servizio petrino a favore della Chiesa nel mondo. Un saluto fraterno va ai fratelli della Chiesa Ortodossa: l’unico Signore e Maestro ci faccia percorrere con fiducia le vie della comunione e dell’unit?, perch? il mondo creda nell’amore di Cristo. Cari Amici, onoro la Chiesa Ucraina nella sua bellezza di Riti e di unit?, nella diversit? dei doni e nella comunione dei cuori. La memoria della persecuzione ? viva, genera e alimenta quel coraggio che ben conoscete e che ha salvato la fede cattolica in momenti bui e dolorosi. Deve essere sempre stimolo per non distorcere e dissolvere la retta fede dei Padri che ce l’hanno tramandata, le usanze e le tradizioni che la esprimono secondo la sensibilit?, la cultura e la storia di questo popolo. E’, questo, un dovere e un impegno che riguarda tutti i Paesi e i popoli: ? un dovere verso di noi, verso i testimoni che hanno dato la vita, ma anche verso le nuove generazioni che guardano con fiducia al futuro. Essi devono conoscere la storia di questa Chiesa per esserne fieri e per crescere nei valori che l’hanno ispirata e sostenuta: sono i valori del Vangelo, dei Santi e dei Martiri, della Chiesa Cattolica, di un popolo che ha vissuto e vive la fede con la profondit? dei semplici e il coraggio dei forti, stretto ai suoi Pastori, attorno al Santo Padre. Una fede che deve essere alimentata e sempre pi? consapevole per affrontare le sfide dei nuovi materialismi pratici e teorici. Io onoro la Chiesa ucraina e questa storia gloriosa: e prego la Santa Vergine Maria perch? possiate camminare sempre fedeli a questa tradizione. Prego perch? anche la nostra Chiesa che ? in Italia possa crescere nella testimonianza e nel coraggio dell’evangelizzazione, che il Papa tanto raccomanda e per la quale ha creato un nuovo Pontificio Consiglio. Gli uomini di tutti i tempi, di ogni area geografica e cultura, hanno bisogno di Dio: lo attendono anche quando lo combattono o appaiono indifferenti, anche quando lo vorrebbero mettere ai margini della vita privata e cancellarlo dalla societ?. Il Signore Ges? ci rivela il Pincipio e il Destino del mondo e della storia, ci offre l’amore del Padre, ci libera dal vero male che ? il peccato: esso ci allontana da Dio, dagli altri, da noi stessi. Cristo, il Figlio benedetto della Santa Vergine, ? il nostro Redentore. A tutti voi, cari Amici, la mia gratitudine, per voi la mia preghiera. A voi l’umile domanda di ricordare alla Madre di Dio la nostra la Chiesa che vive in Italia. Amen. † Angelo Card. Bagnasco Arcivescovo Metropolita di Genova Presidente Conferenza Episcopale Italiana

Leave a Reply