Preghiamo il Signore nella nostra lingua

Non si pu? descrivere la gioia che si prova quando si riesce ad esprimere tutto quello che si ha nel cuore, quando si ha la possibilit? di capire ed essere capiti, di essere accolti e di poter accettare chi, nella nostra strada, si presenta diverso da noi. Un senso di pace, poi, ? in noi quando possiamo trascorrere le nostre giornate senza scontrarci con i pregiudizi della gente.

In una grande metropoli come Genova con la sua grande storia legata al suo Porto, storia di conquiste e viaggi in terre lontane ma anche di scambi commerciali e culturali, oggi pi? che mai si fa evidente il mondo di quelli che sono chiamati extracomunitari. Un mondo vasto e complesso composto in gran parte da persone che hanno lasciato la propria terra per cercare un posto dove poter lavorare e vivere con quella dignit? che manca nella propria Patria; o padri, madri, figli o sposi arrivati da paesi affamati da anni di dittatura, che hanno trovato un lavoro per sostenere i propri cari rimasti a casa. Di questo mondo facciamo parte anche noi, provenienti dall’Ucraina e dai paesi dell’Est appartenenti all’ex Unione Sovietica.

Da pi? di un mese abbiamo avuto la grazia di cominciare un nuovo cammino: abbiamo la possibilit? di incontrarci e stare insieme, di condividere le gioie e le speranze di raccontarci nella nostra lingua gli eventi belli e dolorosi della nostra permanenza non sempre facile in questa citt?; in questo periodo natalizio abbiamo avuto la gioia di cantare i nostri canti e di vivere le nostre belle tradizioni ma soprattutto abbiamo la grazia di assistere alla Divina Liturgia (la S. Messa) secondo il nostro Rito e la nostra lingua con l’assistenza spirituale di un nostro sacerdote: P. Vitaliy Tarasenko. Tutto questo ci fa sentire come a casa nostra.

Siamo grati al Cardinale Tarcisio Bertone che, attraverso l’ufficio Migrantes, ci ha donato l’assistenza di un “nostro” sacerdote; nostro perch? in quanto provenienti dall’Est siamo di tradizione Orientale Bizantina.

Ogni domenica e nelle feste ci riuniamo nell’Abbazia di S. Stefano, in via XX Settembre, alle 12,30, per la celebrazione della Divina Liturgia (in rito Bizantino-Ucraino, completamente diverso da quello latino) e al termine della Messa viviamo un incontro conviviale fraterno con il nostro Cappellano. Questo Capodanno sar? per noi la festa della neonata Comunit? Ucraina in Genova. Non possiamo non esprimere il nostro affetto e la nostra gratitudine a don Carlo Romairone, Abate di S. Stefano, per la sua calorosa accoglienza e premurosa disponibilit? che ci ha fatto subito sentire parte della sua Comunit?.

La nostra Comunit? consiste gi? di un discreto numero di persone, in gran parte donne, non sempre giovanissime, che affrontano il sacrificio di una vita lontana da casa. Non senza difficolt? hanno imparato l’italiano e si sono adattate ad ogni tipo di lavoro ma soprattutto vivono e lavorano nelle famiglie come colf e badanti.

“Abbiamo deciso di venire in Italia per guadagnare i soldi e sostenere le nostre famiglie che si trovano in una situazione economicamente debole ma con questo non abbiamo rifiutato anche la nostra personalit? e particolarit?. Apparteniamo alla nostra Nazione; abbiamo lingua, storia, costumi e fede cristiana sopravissuta durante il periodo sovietico comunista” affermano loro. “Molti italiani accolgono noi come membri della famiglia e noi rispondiamo con la nostra sensibilit? e il nostro aiuto. Ora possiamo dare di pi?, grazie al supporto spirituale possiamo dare la disponibilit? di una vita moralmente sana. Vi ringraziamo per questo”.

Chiediamo che chiunque conosca persone provenienti dall’Ucraina faccia conoscere la nostra attivit? domenicale.

Nel 2004 Genova sar? la Capitale europea della Cultura, ci auguriamo che diventi sempre pi? Citt? della cultura dell’integrazione e dell’accoglienza per tante persone che con la loro presenza sono portatrici di tradizioni e culture diverse che contribuiscono ad arricchire e rendere sempre pi? bello il nostro mondo.
? stato critto nell’anno 2004

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